Protesi d’anca


Che cosa è una protesi d’anca?

È una protesi costituita da uno stelo femorale e da una coppa che si impianta nel bacino chiamata cotile.

Le due componenti sono collegate mediante una sfera (testa) posta a livello dello stelo femorale che prende alloggio dentro il cotile. All’interno della coppa è posta un’interfaccia (inserto) che serve da frizione tra la coppa e la testa della protesi.

Esistono diversi accoppiamenti che riducono la frizione tra le componenti:

  • ceramica-ceramica
  • ceramica-polietilene con vitamina e
  • metallo-metallo
  • metallo-polietilene con vitamina e
  • metallo-ceramica

I materiali sopra citati sono i migliori prodotti in commercio ad elevata qualità ed a ridotta usura utilizzati nella struttura in cui opero.

In casi selezionati è possibile utilizzare protesi con uno stelo corto che comporta la possibilità di maggiore conservazione di osso, come lo stelo fitmore.

Quando si eseguono molti interventi di chirurgia protesica dell’anca bisogno migliorare ed accelerare la fase di guarigione e di riabilitazione e migliorare in definitiva il decorso post-operatorio.

A tal fine durante gli interventi utilizziamo strumenti che riducono nettamente la perdita di sangue durante e dopo l’intervento chirurgico con grande beneficio per il paziente e per il fisioterapista, che segue e tratta il paziente nella fase successiva della riabilitazione.

Le perdite ematiche rappresentano attualmente un punto fondamentale della nostra chirurgia, che riusciamo a migliorare attraverso al grande rispetto che riserviamo a tessuti molli durante l’intervento e che riduciamo attraverso la via di accesso anteriore, che in casi selezionati ci permette di raggiungere l’articolazione senza sezionare alcun muscolo e pertanto ridurre le perdite ematiche e ridurre i tempi di riabilitazione.

La via di accesso anteriore mini-invasiva è una tecnica chirurgica di nuova concezione che rappresenta un grande vantaggio per il paziente.

Abbiamo scelto ed utilizziamo questo approccio mini-invasivo intermuscolare senza traumatizzare i muscoli stessi con ottimi risultati e grande soddisfazione degli stessi pazienti.

Per eseguire questa tecnica utilizziamo uno strumentario chirurgico dedicato che consente di operare agevolmente anche con una incisione molto limitata.

 

I vantaggi rappresentati da questa tecnica innovativa sono: 

  • minori perdite ematiche
  • minor trauma sui tessuti muscolari
  • incisione chirurgica limitata
  • ridotto periodo di degenza
  • riabilitazione precoce
  • ripresa lavorativa precoce
Protesi d'anca o ginocchio, quale prima? - VIDEO


PERCORSO ASSISTENZIALE

Prima dell’intervento:

il paziente dopo essere stato sottoposto a visita ortopedica, deve eseguire il prericovero che consiste nell’esecuzione di esami del sangue di routine, elettrocardiogramma, radiografia del torace e visita con l’anestesista.

Si valuta la condizione generale del paziente e si conferma l’intervento chirurgico.

Durante il prericovero vengono date informazioni su come presentarsi e prepararsi per il giorno del ricovero presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi.

Ricovero:

il giorno del ricovero il paziente deve presentarsi al mattino intorno alle ore 11 dove un medico del reparto visiterà nuovamente il paziente ed imposterà la terapia durante il ricovero.

L’intervento chirurgico verrà eseguito il giorno successivo al ricovero ed il paziente rimarrà degente nel reparto di ortopedia per circa 4 giorni dopo i quali verrà trasferito nel reparto di riabilitazione all’interno dell’istituto stesso.

 

RIABILITAZIONE:

Il paziente inizia la riabilitazione con il fisioterapista già durante il ricovero nel reparto di ortopedia dal secondo giorno dopo l’intervento chirurgico. Il fisioterapista inizia la mobilizzazione dell’arto operato prima al letto del paziente e dal terzo giorno dopo l’intervento inizia a camminare con l’assistenza del fisioterapista ed ausili (girello e poi bastoni canadesi).

Nel reparto di riabilitazione si prosegue la fisioterapia con una seduta in palestra al mattino ed una al pomeriggio per circa 15 giorni con un fisioterapista dedicato.

Durante la degenza nel reparto di riabilitazione saranno spiegati i movimenti concessi ed i movimenti da evitare per i pazienti portatori di protesi d’anca e la tempistica del recupero completo del movimento e della deambulazione.

QUALI SONO I RISCHI COLLEGATI CON L’INTERVENTO DI PROTESI D’ANCA?

L’intervento di protesi d’anca è un intervento frequente con buoni risultati per il paziente, ma comunque intervento di chirurgia maggiore e quindi gravato da possibili complicanze:

LUSSAZIONE:

consiste nella dislocazione della testa protesica al di fuori del cotile con comparsa di dolore e limitazione funzionale. A rischio il paziente nei primi 3 mesi dopo l’intervento.

È importante nei primi mesi evitare movimenti eccessivi come flettere l’anca oltre 90° (sedersi su sedie troppo basse, wc senza rialzo, incrociare le gambe). Predispone a tale evento uno scarso tono muscolare che si riduce dopo i primi mesi grazie ad un buon trattamento fisioterapico. Importante attuare specifici accorgimenti (usare rialzo wc, abolire il bidet usando la doccia per l’igiene personale).

INFEZIONE:

complicanza temibile ma fortunatamente rara (1%). Può avvenire anche in casi dove la procedura chirurgica sia stata condotta in maniera asettica e corretta, anche in presenza di una profilassi antibiotica. Alcuni pazienti sono più a rischio come quelli affetti da diabete mellito o immunodeficienza.

Di norma l’infezione si manifesta precocemente e richiede una diagnosi rapida per un immediato trattamento.

TROMBOSI VENOSA:

importante complicanza perché può causare un’embolia polmonare. Con gli attuali protocolli di prevenzione sia farmacologici (inibitori fattori coagulazione, eparina basso peso molecolare) che fisici (calze elastiche) ed una precoce mobilizzazione e riabilitazione si ha una bassa incidenza di episodi sintomatici o di complicanze polmonari.

Questa complicanza, un tempo frequente e sempre molto temuta, attualmente ha subito una drastica riduzione di incidenza poiché riusciamo a mobilizzare e riabilitare il paziente sempre più precocemente grazie ad una collaborazione intensa con la riabilitazione ed una terapia farmacologica collaudata da anni. Altri fattori di rischio della trombosi venosa profonda (TVP) sono il tempo chirurgico e la perdita ematica durante l’intervento stesso, che attualmente grazie ad una ottima organizzazione di sala operatoria si riescono costantemente a ridurre.

Questa integrazione di figure professionali e protocolli terapeutici garantisce al paziente un rischio notevolmente ridotto di questa importante complicanza