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DR. NICOLA URSINO

CHIRURGIA PROTESICA DI ANCA E GINOCCHIO

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LA PROTESI D'ANCA

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Che cos'è una protesi d’anca?

 

È una protesi costituita da uno stelo femorale e da una coppa, che si impianta nel bacino e si chiama cotile.

Le due componenti sono collegate mediante una sfera (testa) posta a livello dello stelo femorale che prende alloggio dentro il cotile. All'interno della coppa è posta un’interfaccia (inserto) che serve da frizione tra la coppa e la testa della protesi.

Esistono diversi accoppiamenti che riducono la frizione tra le componenti:

·      ceramica-ceramica

·      ceramica-polietilene con vitamina e

·      metallo-metallo

·      metallo-polietilene con vitamina e

·      metallo-ceramica

Dottor Nicola Ursino

Per appuntamento           348 7208495             info@nicolaursino.it

protesi anca

I materiali sopra citati sono i migliori prodotti in commercio ad elevata qualità ed a ridotta usura utilizzati nella struttura in cui opero.

In casi selezionati è possibile utilizzare protesi con uno stelo corto che comporta la possibilità di maggiore conservazione di osso, come lo stelo fitmore.

Quando si eseguono molti interventi di chirurgia protesica dell’anca l’obiettivo, oltre al gesto chirurgico, è quello di migliorare ed accelerare la fase di guarigione e di riabilitazione e, in definitiva, migliorare il decorso post-operatorio.

A tal fine, durante gli interventi utilizziamo strumenti che riducono nettamente la perdita di sangue durante e dopo l’intervento chirurgico con grande beneficio per il paziente e per il fisioterapista, che segue e tratta il paziente nella fase successiva della riabilitazione.

 

 

Le perdite ematiche rappresentano attualmente un punto fondamentale della nostra

chirurgia, che riusciamo a migliorare attraverso il grande rispetto che riserviamo ai

tessuti molli durante l’intervento e che riduciamo attraverso la via di accesso anteriore,

che in casi selezionati ci permette di raggiungere l’articolazione senza sezionare alcun

muscolo e pertanto ridurre le perdite ematiche e i tempi di riabilitazione.

protesi anca

La via di accesso anteriore mini-invasiva è una tecnica chirurgica di nuova concezione che rappresenta un grande vantaggio per il paziente.

Abbiamo scelto ed utilizziamo questo approccio mini-invasivo intermuscolare senza traumatizzare i muscoli stessi con ottimi risultati e grande soddisfazione degli stessi pazienti.

Per eseguire questa tecnica utilizziamo uno strumentario chirurgico dedicato che consente di operare agevolmente anche con una incisione molto limitata.

I vantaggi rappresentati da questa tecnica innovativa sono:

 

•   minori perdite ematiche

•   minor trauma sui tessuti muscolari

•   incisione chirurgica limitata

•   ridotto periodo di degenza

•   riabilitazione precoce

•   ripresa lavorativa precoce

IL PERCORSO RIABILITATIVO POST OPERATORIO 

Il paziente inizia la riabilitazione con il fisioterapista già durante il ricovero nel reparto di ortopedia dal primo giorno dopo l'intervento chirurgico. Il fisioterapista inizia la mobilizzazione dell'arto operato prima al letto del paziente poi prestando assistenza alla deambulazione con ausili (girello e poi bastoni canadesi). Nel reparto di riabilitazione si prosegue la fisioterapia con una seduta in palestra al mattino ed una al pomeriggio per circa 15 giorni con un fisioterapista dedicato. Durante la degenza nel reparto di riabilitazione saranno spiegati i movimenti concessi ed i movimenti da evitare per i pazienti portatori di protesi d’anca e la tempistica del recupero completo del movimento articolare e della deambulazione. La riabilitazione e il ripristino del tono muscolare sono di fondamentale importanza per conseguire un buon risultato in termini di articolarità e stabilità dell’anca operata.

riabilitazione anca

QUALI SONO I RISCHI COLLEGATI CON L’INTERVENTO DI PROTESI D’ANCA?

 

L’intervento di protesi d’anca è un intervento molto frequente con ottimi risultati per il paziente, ma rimane comunque intervento di chirurgia maggiore e quindi gravato da possibili complicanze tra qui le principali consistono nella lussazione dell’impianto protesico, infezioni e malattia tromboembolica.

 

La lussazione della protesi d’anca consiste nella dislocazione della testa protesica al di fuori del cotile con comparsa di dolore e limitazione funzionale. Costituisce un rischio per il paziente soprattutto nei primi 3 mesi dopo l’intervento.

Per questo motivo è importante nei primi mesi evitare movimenti eccessivi come flettere l’anca oltre 90° (sedersi su sedie troppo basse, wc senza rialzo, incrociare le gambe). Predispone a tale evento uno scarso tono muscolare, ma il rischio si riduce dopo i primi mesi grazie ad un buon trattamento fisioterapico. Per evitare questa complicanza è importante attuare specifici accorgimenti come usare il rialzo per il wc e per la macchina, abolire il bidet usando la doccia per l’igiene personale ecc.​

Le infezioni rappresentano una complicanza temibile ma fortunatamente rara (1%). Possono verificarsi anche in casi dove la procedura chirurgica sia stata condotta in maniera asettica e corretta ed in presenza di una profilassi antibiotica. Alcuni pazienti, come quelli affetti da diabete mellito o immunodeficienza, hanno un rischio aumentato. Di norma l’infezione si manifesta precocemente e richiede una diagnosi rapida per un immediato trattamento.

 

La trombosi venosa rappresenta un’importante complicanza perché può causare un’embolia polmonare. Con gli attuali protocolli di prevenzione sia farmacologici (inibitori fattori coagulazione, eparina basso peso molecolare) che fisici (calze elastiche) ed una precoce mobilizzazione e riabilitazione si ha una bassa incidenza di episodi sintomatici o di complicanze polmonari. Questa complicanza, un tempo frequente e sempre molto temuta, attualmente ha subito una drastica riduzione di incidenza poiché riusciamo a mobilizzare e riabilitare il paziente sempre più precocemente grazie ad una collaborazione intensa con la riabilitazione ed una terapia farmacologica collaudata da anni. Altri fattori di rischio della trombosi venosa profonda (TVP) sono il tempo chirurgico e la perdita ematica durante l’intervento stesso, che attualmente grazie ad una ottima organizzazione di sala operatoria si riescono costantemente a ridurre.

Questa integrazione di figure professionali e protocolli terapeutici garantisce al paziente un rischio notevolmente ridotto di questa importante complicanza.​

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